Questo sito nasce grazie al mio amico Andrea Emilio Rizzoli, che dopo aver letto la trascrizione ha insistito perché lo pubblicassi. Ci ho pensato per un bel po’ prima di dargli retta: mio padre era un uomo d’altri tempi, riservato e per nessuna ragione avrei voluto mancargli di rispetto. Ma dopo aver letto e riletto il manoscritto ho deciso che nessuna pagina contiene informazioni tanto intime da dover essere nascoste e ho deciso di renderlo disponibile al mondo, perché ritengo che sia un documento interessante per chi desidera comprendere meglio gli eventi di quegli anni drammatici.
Grazie ad Andrea “adellam” Dell’Amico, amico, socio e vero hacker, maestro dei sistemi, sempre disponibilissimo ad aiutarmi. Andrea ha installato il Word Press e rimedia ai pasticci che combino quando mi lancio con “sudo -su” e fa in modo che il server stia in piedi anche quando io rompo qualche cosa con un comando di troppo.
Grazie a Susi de Pretis, la mia meravigliosa moglie, socia, amica, compagna di vita e di tutto, che non si lamenta mai anche se passo i sabato pomeriggio a scansionare vecchie pagine ingiallite o editare testi anziché fare insieme qualcosa di più divertente.
Grazie alla mia amica Maria Grazia Maffina attivista ANPI e alla professoressa di storia Laura Romoli, che hanno organizzato la presentazione del diario di mio padre al Liceo Manzoni di Milano il 20 aprile 2015. L’ho presentato ai ragazzi nel corso di un evento patrocinato dall’ANPI a cui ha partecipato Luigi Pestalozza, musicologo, uomo di cultura e partigiano.
Grazie agli alpini. Quando mio padre era vivo quei vecchiotti chiassosi che scendevano dalle valli con la penna nera sul cappello per lui erano sempre un’occasione di gioia e di buonumore, anche nei momenti più difficili della sua vita. Ricordo l’allegria delle cene nella nostra cantina – con la polenta, la casoela e il barbera che scorreva a fiumi – quando c’era l’adunata a Milano. E ricordo la sorpresa, la mattina del funerale (semiclandestino, per esplicita volontà di mio padre, perché “quando sarò morto dite che si arrangino e mi mettano dove vogliono, ma non spendete soldi”) di trovare un drappello di alpini sotto casa a salutarlo, con le penne nere e il gagliardetto dell’ANA, preceduti dall’allora presidente della Sezione di Milano, il notaio Antonio Rezia, amico di mio padre, silenzioso in lacrime. Ancora non capisco come avessero avuto la notizia che “il Bira era andato avanti”, ma erano lì. E ci sono stati sempre nella nostra vita quando abbiamo avuto bisogno. Evviva gli alpini!
Grazie a figli e nipoti degli IMI che hanno avuto la buona idea di far rinascere l’ANEI Milano, nel 2024. È molto importante che la nostra città conservi la memoria dei suoi eroi dimenticati.
Grazie a chi gestisce il sito Lessico Biografico Internati Militari Italiani, un importante database in costante aggiornamento in cui sono ricordati gli eroi che hanno sacrificato anni della loro vita nei campi nazifascisti per amore della patria. Nel sito compaiono sia Luigi Biraghi sia Franco Brunello.
Finalmente, il grazie più grande a mio padre, Luigi Biraghi, per essere stato un uomo generoso, solido, coerente e integro. Una roccia da fuori, ma tenerissimo dentro, mi ha insegnato ad affrontare difficoltà, sfortune e paure senza dar retta all’istinto che ti dice di scappare. Mio padre mi manca in ogni minuto della mia vita e ancora lo penso spesso, dopo decenni dalla sua morte. Rielaborare e pubblicare un pezzo della sua storia mi ha riavvicinato un po’ a lui. Eccolo, allora, nel 1983, nel giardino della “Casetta”, il suo rifugio di Sesto Calende, assieme a me e mia madre Giuliana, impegnato in una delle sue attività preferite: far star bene gli altri con le cose semplici della vita. Essere suo figlio è stato un privilegio e una grande fortuna della mia vita. Grande, unico, indimenticabile papà.
NB Il primo lavoro di messa online di questo sito è iniziato il 12 gennaio 2013 ed è stato completato il 30 marzo 2013. Nel gennaio 2026 è stata aggiunta la versione del Diario riveduta e corretta dall’autore, rinvenuta nel 2023.
